Per pescare le tinche non sono necessarie attrezzature costose o grandi abilità sportive, però bisogna saper mettere in pratica alcuni accorgimenti che sul luogo di pesca possono fare la differenza. In generale, la tinca si può pescare durante i mesi estivi, soprattutto al tramonto, in quasi tutti i laghi e fiumi italiani, nonostante si tratti di una cattura non molto frequente e quindi preziosa. La Tinca è un pesce che da alcuni anni sta tornando a ripopolare le nostre acque dopo un periodo difficile, quindi è giusto rilasciarla.

Occorrente
Una canna da pesca telescopica da 4 o 5 metri, abbastanza robusta, adatta alla pesca a fondo leggera-media
Un mulinello a bobina fissa con un monofilo dello 0.25 imbobinato
Piombi a goccia (per il lago) o appiattiti (a fiume) del peso di 30-50 grammi, scorrevoli
Girella e moschettone di medio calibro
Terminale in monofilo di nylon dello 0.20 o leggermente inferiore di colore opaco
Amo a paletta a gambo lungo del numero 8-12
Esche: lombrico, vermi di terra, patata bollita 5 minuti, impasto di farina e mais, chicchi di mais, grappolo di bigattini, lumaca
Lampada da pesca per il tramonto e lampadina frontale
Spray antizanzare

Recati al fiume o al lago nel tardo pomeriggio. Il periodo ideale è quello che inizia dopo ferragosto e si protrae fino a metà ottobre. Anche maggio e giugno sono buoni, ma in molti posti vige il divieto di cattura (a scopo riproduttivo). Luglio può essere indicato ma spesso l’eccessiva calura rende questo pesce poco invogliato a mangiare, come del resto succede a quasi tutti i ciprinidi. Non serve provare a pescare tinche durante il giorno, soprattutto se il sole è alto nel cielo, molto meglio il tramonto inoltrato fino alle prime tenebre.

Una volta scelto il posto (a lago è indifferente, a fiume è necessario un posto in cui l’acqua sia quasi ferma, tiepida e con sponde ricche di vegetazione), può essere utile pasturare brevemente con bigattini o meglio con sfarinati impastati a palline. Una buona abitudine è quella di osservare la risalita di bolle dal fondale fangoso vicino alle sponde a alle ninfee: bolle piccole che salgono ritmicamente sono tipiche della tinca. A questo punto arma l’amo con l’esca, facendo attenzione a coprirlo tutto (la tinca è molto sospettosa e timida) e lancia la lenza piombata tra le ninfee o vicino alla sponda erbosa che hai di fronte. Non serve pescare a centro fiume.

A lago invece è consigliabile pescare anche nelle zone centrali, profonde e buie. Ricorda che il piombo deve trovarsi sul trave ed essendo scorrevole, permette al pesce di abboccare senza sentire resistenza. Non consiglio piombi montati su bracciolo. Dopo il lancio (che deve produrre poco disturbo e rumore) metti la canna in tensione sul picchetto e monta un campanellino sul cimino, oppure seguine i movimenti a vista.

Spesso la pesca a fondo della tinca si protrae per lunghi tempi senza mangiate. Si tratta di una situazione normale. In tutti i casi, e soprattutto se il posto è noto per la presenza di tinche, non bisogna recuperare continuamente la lenza, perché i pesci si spaventano: meglio lasciarla stare, anche per un’ora. La tinca mangia con diffidenza: vedrai il cimino piegarsi debolmente e tornare indietro di scatto molte volte: non devi ferrare. Il momento giusto è quando tutto il cimino si piega in avanti con decisione e il mulinello comincia a sfrizionare debolmente (tieni la frizione abbastanza aperta e non allontanarti mai!). Capita spesso di catturare insieme alle tinche anche i carassi, le anguille e qualche carpa. La tinca, una volta catturata, deve essere immediatamente slamata con gentilezza, e rimessa nel suo ambiente naturale con entrambe le mani, mai gettata! Può essere utile l’uso di un guadino per gli esemplari di peso superiore al chilo.